future plans

 

 

Poema Ladino di Emilio Galante e Stefano Dellantonio per coro, flauto e live electronics
Emilio Galante flauto, tape e live electronics
Luigi Azzolini direttore e viola
Gruppo corale Continuum
"Larjines" è il titolo di una vasta composizione con musiche di Emilio Galante e testo di Stefano Dellantonio, in ladino. Il testo è stato scritto appositamente, quasi libretto di un'opera nuova: musica e parole si sono seguite e hanno modificato l'un l'altra durante l'atto creativo.
La lingua ladina vive in quest'opera come lingua viva, capace di ricrearsi continuamente. L'ispirazione viene dai fiori e dalle stagioni della valle di Fassa: la scrittura musicale non risente dell'influenza del popolare ma è piuttosto compiuta espressione della poetica dell’autore, che trova in quest’opera la sua creazione fino ad ora più significativa.
La forma è quella di un ciclo liederistico per coro, con rari momenti narrativi e prevalente tono lirico. La musica si è lasciata influenzare, per cercare la massima articolazione espressiva, da numerose forme della tradizione, dall’hoquetus e il motetus medievali, all’aria barocca.
La produzione tutta è consapevolmente intrapresa con forze trentine, quasi a voler provare una potenzialità creativa autoctona ed insieme la forza espressiva di una lingua regionale, profondamente legata alla cultura alpina.

You can hear Larjines on the WNYC - New Sounds, the New York radio program by John Schaefer. Larjines is a musical poem, featuring nature texts (seasons and about flowers) sung in ladino, a language spoken in some alp valleys, and directly originated from Latin.

Larjines

Sciare di Fuoco


Sulla scena c'è un ensemble, Sonata Islands. Oltre a me c'è Pepito Ros al sassofono, Massimo Colombo al pianoforte, Andrea Pecolo al violino, Bianca Fervidi al violoncello, Tito Mangialajo Rantzer al contrabbasso.
Le musiche, tutte originali , nascono da un'ispirazione insulare, mediterranea, con un sestetto, dai suoni acustici e "colti", cercando di piegare ed utilizzare i modi, soprattutto ritmici, del rock e del jazz, in un ambito scritto e formalizzato, trasformato completamente nella versione live grazie all'improvvisazione, che sostituisce quallo che nella versione discografica è lo "sviluppo", per usare un termine accademico
Sciare di Fuoco si presenta in spettacolo in più versioni, in sestetto o in quartetto.

 
Il 20 giugno 1999 abbiamo
presentato il CD in concerto al Piccolo Teatro Studio di Milano, per
la Festa della Musica.

The music in "Sciara di Fuoco", published by BMG-Ricordi in 1999, is a cross between classical and jazz. Many parts are notated, but many others are improvised in a jazz style. There is a big difference between the recorded and the live version, and the difference stay in the use of improvisation.
The pieces are inspired by southern islands (Sicily and Sardinia), with an emotional rather than a particular ethnic inflexion.
The pieces are written in two different versions, for a quartet (flute, sax, piano and double bass) or a sextet (flute, sax, violin, cello, piano and double bass).
The musicians are myself on the flute, Pepito Ros on the sax, Andrea Pecolo on the violin, Bianca Fervidi on the cello, Massimo Colombo on the piano and Tito Mangialajo on the double bass.

Campioni is the title of a video-musical concert inspired by the lives of some Italian sport myths of the XX century.
Organizers of contemporary music concerts nowadays have to find new ways to attract and communicate effectively with audience.
The combination of music with a different medium, such as the video, plunges the audience into a non-academic context, that can only help to encourage expressive communication.
Faced with the task of writing music for visual images the composer sometimes changes his way of thinking, becomes less abstract and finds more direct thoughts.

Sportsmen are true contemporary heroes: music needs myths as a source of inspiration to elaborate his strategies.

The concert is divided into four parts, each of about 15-20 minutes, and each with a different composer and movie director. The stories are inspired by the lives of the boxer Primo Carnera, the driver Tazio Nuvolari, the cyclist Fausto Coppi and the alpinist Cesare Maestri.
While the shorts are shown (DVD or Beta format) the music is performed live by three musicians (myself on the flute and live electronics, An drea Dulbecco on vibes and percussion and Bianca Fervidi on the cello).
The four composers are myself, Marco Tutino, Carlo Galante, Armando Franceschini.
This project was premièred for a Festival in Milano, "Suoni e Visioni".

 

In 2003 Piccolo Regio (Torino) has commisioned two more ski "champions" to Nicola Campogrande (Stefania Belmondo) and Ezio Bosso (Zeno Colò)


Il 4 maggio 2000 ho presentato, nella rassegna milanese Suoni e Visioni, Campioni
Una performance video musicale sul grande pugile, Primo Carnera, insieme a Giovanni Sollima e Andrea Dulbecco. Nella stessa serata abbiamo anche presentato Tazio Nuvolari, di mio fratello Carlo. Nel 2001 lo spettacolo si è arricchito di due nuovi lavori, sempre sui campioni dello sport: Cesare Maestri, di Marco Tutino, e Fausto Coppi, di Armando Franceschini.

Nel 2003 Il Piccolo Regio ha commissionato due nuovi Campioni a Nicola Campogrande (Stefania Belmondo) e Ezio Bosso (Zeno Colò) che abbiamo messo il 11 febbraio 2004.

Questa la presentazione del mio lavoro:

Primo Carnera

Musica di Emilio Galante
Video di Fabrizio Varesco

Il progetto Carnera prende le mosse da un video di ricerca di Fabrizio Varesco sull'immagine  e in particolare sul tempo e lo spazio del corpo del pugile attraverso il movimento. Carnera a 13 anni era alto 180 cm e non esistevano scarpe per la misura dei suoi piedi - quando diventò campione del mondo dei pesi massimi lo fotografavano spesso con due ragazze che lui sosteneva una per mano. Nelle immagini d'epoca i suoi movimenti sono rallentati dal passo della pellicola e il suo sguardo si alza sopra le teste verso un punto d'orizzonte indefinito.
Diviso in cinque momenti che corrispondono ai cinque tempi della partitura di Galante, il corto di Varesco lavora sulla memoria (il mito, privato e pubblico, di Carnera) e, pur senza essere narrativo, ripercorre alcuni momenti simbolici della vita di Carnera: l'infanzia durissima, in una povera famiglia a Sequals nel Friuli (1906-1920), il rapporto con la madre, l'arrivo a Marsiglia, quattordicenne, e la scoperta del mondo della box, i successi statunitensi degli anni Trenta, travagliati dal sospetto di disonestà negli incontri. E' la storia di una vita difficile, fra trionfi e sofferenze.
La composizioni è stata fatta in stretto contatto fra i due autori, in una relazione simile a quella che un operista ha col suo librettista. Un esempio è la terza scena, montata seguendo il ritmo musicale di un loop di 33 secondi.

Muti Musicati:

 

Presentato a Sondrio nel gennaio 2002, all'inaugurazione del MART a Rovereto, nel dicembre del 2002, e ad Itinerari Jazz di Trento, 2003, è il mio nuovo progetto di "Suoni e Visioni", un videoconcerto dedicato agli esordi novecenteschi della "settima arte", alla bellezza e la semplicità delle immagini create dai pionieri dell'avventurosa storia del cinema.

Alcuni muti di Porter, Lumière, Vertov e Julian vengono sottoposti a elaborazioni creative di montaggio e colorazione da Fabrizio Varesco e Giorgio Longo, mentre Stramilano di D'Errico viene presentato integro, e poi messi in musica, dal vivo, in due diverse versioni: con musica scritta da Lorenzo Ferrero, Filippo Del Corno, Stefano Zorzanello, Carlo Galante ed Emilio Galante o con musica improvvisata da un quartetto jazz, che segue l’immagine con procedimenti improvvisativi, per quanto basati su canovacci elaborati dai quattro musicisti.
Il confronto fra le due diverse versioni, stimolante per l’ascoltatore, corrisponde a due consueti approcci nella storia del cinema muto.

Nella versione scritta:
Emilio Galante flauto
Stefano Zorzanello sassofono e flauto
Andrea Pecolo violino
Bainca Fervidi violoncello
Andrea Dulbecco vibrafono e percussioni


In quella jazz:
Emilio Galante flauto
Eugenio Colombo sax
Giovanni Mayer contrabbasso
Andrea Dulbecco vibrafono


I muti finora preparati sono:

 

Porter - Il grande assalto al treno
cortometraggio di Fabrizo Varesco musiche di Emilio Galante


Tziga Vertov L'uomo con la macchina da presa
cortometraggio di Giorgio Longo musiche di Carlo Galante o di Giovanni Mayer


Lumière - Il taglio dell'occhio
cortometraggio di Fabrizo Varesco musiche di Filippo Del Corno o di Eugenio Colombo


Stramilano di Corrado D'Errico (versione integrale, senza elaborazione)
musiche di Stefano Zorzanello o di Andrea Dulbecco

Rupert Julian Il fantasma dell'opera
rielaborazione di Giorgio Longo musiche di Lorenzo Ferrero





"Il grande assalto al treno" di Edwin Porter
musica di Emilio Galante, rielaborazione di Fabrizio Varesco
Il primo piano di Barnes, il capo dei banditi, che spara sul pubblico nel film del 1903 "The Great Train Robbery" di Edwin S. Porter è la prima immagine culto della storia del cinema.
A distanza di 100 anni la sintesi e la bellezza del breve film di Porter, 10 minuti circa,
è ancora intatta.
L'elaborazione compiuta sul film di Porter è una ricerca all'interno di un'immagine ricca di spunti formali e narrativi. I folgoranti bagliori del colore che esplode improvvisamente sul bianco e nero sono stati esaltati dalla tecnica digitale,
l'inserimento della sceneggiatura originale come un prezioso documento ritrovato ha la stessa rilevanza delle immagini, l'esaltazione di alcune scene con il ralenty consentono di apprezzare la genialità del montaggio di Porter.
Lo stesso primo del bandito che spara sul pubblico all'inizio del film lo ritroviamo alla fine come se il film dovesse ripetersi allíinfinito.
"The Great Train Robbery" è il primo film western ed ebbe un enorme successo di pubblico e questo in qualche modo assicurò un futuro al cinema.


"L'uomo con la macchina da presa" di Tziga Vertov
Musica di Carlo Galante, montaggio e colori di Giorgio Longo
"Respingendo tutto ciò che, a suo parere, sapeva di artificio derivato dal teatro (studio, attori, scenari, regia), rifiutando qualsiasi ricostruzione davanti alla macchina da presa, nel 1922 Dziga Vertov fondò il kino-glaz (cine-occhio). Questa scuola si proponeva di cogliere la realtà dal vivo, ritornando così ai principi dei fratelli Lumiere. Il regista, annullandosi dietro l'obiettività assoluta della macchina da presa, filmava una quantità di documenti in base a un tema vago che serviva da filo conduttore. L'arte consisteva nel collegare le riprese, nell'ordinarle e nel montarle. Il significato scaturiva dal senso che acquistavano i fatti messi in questo modo in relazione tra loro.
Un po' come il poeta che, invece di costruire le rime e la prosodia in ragione di un tema scelto, esprimesse delle idee e delle emozioni con l'aiuto delle rime che gli vengono in mente. In poesia ciò accade spesso, purtroppo non si trattano le immagini come le parole, perché se le parole vengono in mente con facilità le immagini non appaiono per il solo fatto di sollecitarle. Bisogna quindi accostare dei fatti autentici servendosi di documenti tratti da film d'attualità. Si esprime un'idea che esiste in virtù di questo rapporto e che riesce a far dire alle immagini una cosa del tutto diversa da quello che testimoniavano in origine. E' l'arte di fare del falso col vero.
L'opera principale di Dziga Vertov fu " l'uomo con la macchina da presa", un documentario girato nel 1924 e da cui ho tratto i fotogrammi che appaiono nel video in bianco e nero. Ma utilizzando la sua stessa teoria ho creato tramite computer delle variazioni colorate alle sue immagini che riportano il suo discorso di cogliere la realtà sul vivo ad una immagine artefatta quasi pittorica e non più fotografica. Ho tentato cioè di richiudere il cerchio tramutando il falso fatto col vero nel vero fatto col falso"

Lumière - Il taglio dell'occhio
cortometraggio di Fabrizo Varesco
"Per lanciare il cinematografo il periodo dovrà essere quello di Natale e il luogo sarà i boulevard di Parigi, dove in quel periodo si impiantano i baracconi delle fiere." CosÏ disse Louis Lumière al fratello Auguste.
"Mi trovai di fronte un piccolo schermo e dopo pochi istanti apparve una fotografia immobile di Place Bellecour di Lione e pensai :
Ci hanno scomodati per delle proiezioni, sono dieci anni che le faccio.
Avevo appena pensato questo quando un cavallo che tirava un carro cominciò a muoversi verso di noi, seguito da altre carrozze e dai passanti: insomma tutta l'animazione di una strada. Lo spettacolo ci lasciò a bocca aperta, stupefatti, senza parole per lo sbalordimento."
George Meliès, 28 dicembre 1895 al Grand Cafè di Parigi.


"Stramilano" di Corrado D'Errico, 1929
Stramilano è un’opera anomala nel panorama italiano, straordinario esempio del legame che ai tempi si creò tra spettacolo popolare e Futurismo. D’Errico, giornalista, collaboratore di Mario Camerini e poi regista di finzione, firma un documento impressionistico, non narrativo, che si allinea con gli affreschi di città tedesche degli anni Venti. La macchina da presa registra la giornata, dall’alba al tramonto, di una Milano vitale e industriosa, soffermandosi sulle sue industrie tessili e sul nascente mercato della moda. L’opera, con sovraimpressioni e e contemporaneità delle immagini sullo schermo, adotta lo stile dinamico futurista e, pur focalizzando la propria attenzione sul lavoro, non dimentica mai l’elemento umano. Il titolo è quello di una canzone portata al successo dalla ditta di varietà Za Bum di Mario Mattioli e Luciano Ramo che fece anche da gigante produttivo del film.

 

Il Fantasma dell'opera di Rupert Julian Universal Pictures 1925
musica di Lorenzo Ferrero, montaggio e colori di Giorgio Longo
In questa pellicola tutte le scene dello spettacolo dell'opera e il ballo in maschera sono state girate in technicolor a due colori. Il mantello del fantasma, quando vestito da Morte Rossa si arrampica sui tetti del teatro, è stato dipinto di rosso direttamente sul positivo della pellicola. Partendo da questa colorazione che preveniva i tempi ho tentato col computer di ricreare alcune di queste cromie a volte esasperando, a volte solamente acquerellando il colore, filtrando l'immagine per ricreare il mondo straordinario in cui vive il fantasma, un universo di cartapesta con un lago sotterraneo, con labirintiche gallerie, i tranelli ottici, le botole e i trabocchetti. Un rifugio quello del Fantasma che è il regno dell'acustica e dove tutto si manifesta attraverso echi, suoni, voci. Il fantasma è soprattutto una voce -incorporea- che esce da un involucro dall'aspetto ripugnante e, senza dubbio, può essere forse paragonato all'allegoria di un fonografo .


Linea d'ombra

Per flauto, tastiere, tapes e live electronics

Con musiche mie, di Steve Reich, Lorenzo Ferrero, Cesare Picco, Philip Glass, Carlo Galante, Marco Tutino, Franco Fabbri, Filippo del Corno, presento in questo programma un modo alternativo di usare uno strumento acustico classico e me stesso come interprete-compositore in una veste che richiama quella dei jazzisti.
E' il risultato dell'esperienza ai confini fra diversi linguaggi musicali di "un musicista di formazione culta -come ne scrive Roberto Verti nella presentazione del CD Linea d'ombra , dal quale sono tratti molti brani di questo programma - che si muove tra gli umori della new age e l'artigianato alto d'accademia, tra la scena scaligera e il minimal, il jazz; gioca coi flauti e coniuga il loro respiro con l'elettronica. Compie un itinerario d'invenzione, e si fa condurre dalla fascinazione esotistica che i territori della musica d'oggi e la lingua del jazz esercitano su una curiosità mobilissima."

E' un programma autarchico, dove tutto, i flauti, gli strumenti elettronici, le composizioni sono mossi da un solo autore. Un personale e per certi versi intimo percorso creativo, come tale vissuto in una dimensione solitaria.

Kamera in Rock

Un progetto a cui tengo particolarmente, attivo da un paio d'anni, è un quintetto a fiati, Kamera Quintet. I musicisti sono, oltre a me al flauto, Fabio Righetti all'oboe, Mauro Pedron al clarinetto, Stefano Rossi al corno e Leopoldo Armellini al fagotto. Nel dicembre 1998 è uscito un nostro disco per l'etichetta Velut Luna, con pezzi di Yes, Frank Zappa, Genesis, King Crimson, Gentle Giant, Emerson, Lake e Palmer. L'idea di trascrivere per una formazione classicissima come il quintetto a fiati alcune canzoni rock potrebbe sembrare giustificata da una concessione alla moda del momento, dal miraggio del successo del Kronos Quartet.
Ma questa è la musica con la quale siamo cresciuti, è la nostra musica molto più dei quella colta contemporanea (leggi Avanguardia). Perché non cercare di suonarla, con i nostri strumenti e la nostra educazione accademica?
Suonare questa musica, dopo averla pazientemente trascritta e reinventata è stata per noi una meravigliosa scoperta. Chi si aspetta un programma pop e un poco fragile verrà deluso.

La musica alla quale ci ispiriamo è quel rock progressivo dei primi anni Settanta che corrisponde probabilmente all'unico momento in cui il rock è stato totalmente musica d'arte e sperimentale. Trascritta questa musica rivela una profondità strutturale e un'intensità espressiva che non può che affascinare.
Il programma è totalmente originale, e ci siamo comportati con il repertorio più come fossimo un gruppo rock piuttosto che un ensemble classico. Perciò suoniamo "cover" dei gruppi di riferimento insieme a pezzi di nostra composizione.