discography

Sono usciti tre CD di mie musiche per l'etichetta Scatola Sonora, tre per Velut Luna, uno per la BMG-Ricordi e uno per Stile Libero. You'll find my CDs, published by four different labels, Stile Libero, Scatola Sonora, Velut Luna and BMG-Ricordi, through
Just Flutes


You can order the cds writing to my adress
emifluto.
The cost is 14$ each+post and package (5$ more). For Europe buyers the cost is 13 euros+4. You can pay through PayPal.

Il costo è di 13 euro ciascuno più le spese di spedizione (4 euro con raccomandata, pagando via PayPal o 8 euro in contrassegno, per uno o due dischi).

click and listen some of my midi files...
All tan one
North by north-west

In winter go south

Iddu from Sciare di Fuoco

 

and some of my mp3


Steila da mont from Larjines
Peaches in Regalia (extract) from Kamera in Rock
Cogs in cogs (extract) from Kamera in Rock


 

"North by north-west", for flute and piano, "Water Variations", for flute alone," Fibonacci Ciaccona", for flute quartet and "Gwion", for flute quartet, are published by
Falls House Press


"Peaches in Regalia" is a piece by Frank Zappa, and "Musical Box" is a piece by the progressive rock group Genesis, that I transcribed for wind quintet.

 

Discography

Amer volesse (2006)

Larjines (2003)

Campioni (2001)

Sciare di fuoco (1999)

Kamera in Rock (1998)

Doppio Sogno (1996)

Linea d'ombra (1993)

Cellophano (1993)

 

Collaborazioni principali

Coincidenze - musiche di Luca Mosca, Marco Tutino, Carlo Glante, Giampaolo Testoni etc, (1983 - CGD Suvini Zerboni)

Marco Tutino - (1996 - Ermitage)

Tino Tracanna - Arcadia (1994 - Modern Times)

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Amer volesse

 

1 La tousa sul ciar dal fegn 6.57
for flute, electric guitar, sampled voice and live electronics

Amer volesse
for soprano, flute and acoustic guitar

2 Amò amò 3.11
3 Tel scur 3.47
4 Mai più l recort 2.06
5 Resta Chiò 3.51
6 Amer volesse 2.32

7 Nia m’é restà 1.29
for narrator and live electronics

8 Nia m’é restà 6.32
for violin and harp

9 Le Strie del Latemar 7.08
for flute, sampled voice and live electronics

10 Aagar 19.40
for narrator, flute and samples

Patrizia Polia soprano
Emilio Galante flute
Walter Zanetti electric and acoustic guitar
Fulvio Liviabella violin
Federica Sainaghi harp
Fabio Chiocchetti narrator (10)
Claus Soraperra narrator (7)

All compositions by Emilio Galante
Lyrics by Claus Soraperra (2-7) and Mauro Neri (10)

Cover and paintings by Claus Soraperra

Recorded and produced by Tiziano Popoli, Vignola, 2005-2006

La fascinazione della lingua ladina si è impossessata della mia creatività sin dal poema corale “Larjines”, del 2002. Questi nuovi lavori nascono nel comun denominatore della lingua e sono ispirati dal suo carattere per un verso corrosivo, negli schiocchi percussivi e nervosi delle consonanti e per l’altro dolce, nelle larghe e distese vocali.
La relazione fra lingua e musica in queste opere viene affrontata seguendo articolazioni molto differenziate.
“La tousa sul ciar dal fegn”, commissionata nel 2004 dal festival di musica contemporanea di Bolzano, e “Le strie del Latemar” nascono da due favole come ci sono pervenute nel racconto di vecchi contastorie, le cui voci sopravvivono solo nell’archivio sonoro dell’Istituto di Cultura Ladina. Il loro espressivo racconto viene trascritto in linee melodiche che diventano il materiale sul quale le composizioni si formano, nelle voci del flauto, della chitarra elettrica e dell’originale elaborato elettronicamente e trasmesso con un complesso sistema attraverso il computer.
“Amer volesse” è un ciclo di lieder su testi d’amore del poeta-pittore Claus Soraperra. In essi la lingua non è tramite di un folcloristico racconto fiabesco ma, usata dal poeta per esprimere i suoi intensi canti d’amore, diventa esemplificazione di un ladino vivace ed attuale. Lingua e musica vi si incontrano secondo il consueto percorso creativo di un Lied che lascia alle parole il compito di ispirare le note.
“Nia m’è restà” è un pezzo puramente strumentale. A precederlo la poesia che lo ha ispirato, recitata dal poeta e trattata elettronicamente.
“Aagar” è una favola edita con i disegni di bimbi a corredarne il testo. Qui la musica qui fa un passo indietro: commenta, crea gli ambienti sonori delle scene e lascia scorrere la narrazione.

Leggi una recensione sul Corriere della Sera

e su All About Jazz

 

 

Larjines (2003)

Velut Luna

Larjines Poema Ladino di Emilio Galante e Stefano Dellantonio per coro,
flauto e live electronics


Emilio Galante flauto, tape e live electronics
Luigi Azzolini direttore e viola
Gruppo corale Quadrivium
Andrea Dulbecco vibrafono
Stefano Menato sassofono


"Larjines" è il titolo di una vasta composizione con musiche di Emilio
Galante e testo di Stefano Dellantonio, in ladino. Il testo è stato scritto
appositamente, quasi libretto di un'opera nuova: musica e parole si sono seguite e hanno modificato l'un l'altra durante l'atto creativo.
La lingua ladina vive in quest'opera come lingua viva, capace di ricrearsi
continuamente. L'ispirazione viene dai fiori e dalle stagioni della valle di
Fassa: la scrittura musicale non risente dell'influenza del popolare ma è piuttosto compiuta espressione della poetica dell’autore, che trova in quest’opera la sua creazione fino ad ora più significativa.
La forma è quella di un ciclo liederistico per coro, con rari momenti narrativi e prevalente tono lirico. La musica si è lasciata influenzare, per cercare la massima articolazione espressiva, da numerose forme della tradizione, dall’hoquetus e il motetus medievali, all’aria barocca.
La produzione tutta è consapevolmente intrapresa con forze trentine, quasi a voler provare una potenzialità creativa autoctona ed insieme la forza espressiva di una lingua regionale, profondamente legata alla cultura alpina.


Larjines is a musical poem, featuring nature texts (seasons and about flowers) sung in ladino, a language spoken in some alp valleys, and directly originated from Latin. Larjines was broadcasted by WNYC - New Sounds, the New York radio program by John Schaefer.

 

Campioni (2001)

Velut Luna

Musiche di Emilio Galante, Carlo Galante, Marco Tutino, Armando Franceschini


Emilio Galante flauto e live electronics
Bianca Fervidi violoncello
Andrea Dulbecco vibrafono e percussioni


La leggenda dell'Airone, Fausto Coppi

Musica di Armando Franceschini
cortometraggio di Fabrizio Varesco


Primo Carnera
Musica di Emilio Galante
cortometraggio di Fabrizio Varesco


Cesare Maestri
Musica di Marco Tutino
cortometraggio di Ugo Slomp, prodotto dalla Sede RAI di Trento


Tazio Nuvolari, il mantovano volante
Musica di Carlo Galante
cortometraggio di Giorgio Longo


La musica ha spesso cercato, nel rapporto con altre arti, argomenti dalle qualità intrinsecamente mitiche piuttosto che logico-narrative. Amplificare emotivamente un mito, potenziandone la forza comunicativa, è impresa che appare naturale per il linguaggio musicale: così è stato spesso nell'opera lirica.
Nell'immaginario novecentesco i condottieri, gli uomini d'arme, hanno perso quelle qualità mitiche che avevano sempre avuto nella storia, carichi come sono delle connotazioni negative che la guerra ha assunto nel pensiero contemporaneo.
Il loro ruolo è stato assunto dagli sportivi, veri eroi di un tempo che distilla e nobilita nell'agonismo gli istinti di aggressività e predominio della guerra.
Sportivi e musicisti condividono molte qualità: talento e virtuosismo, abilità tecnica che diventa arte, autocontrollo mosso dal ritmo come cadenza interiore e governo della mente sul corpo. A queste qualità il campione unisce quella dell'unicità, dell'originalità che sorprende e affascina. Campioni è uno spettacolo dedicato agli eroi dell'agonismo italiano: nato da un progetto messo in scena nella rassegna milanese "Suoni e Visioni " nel maggio del 2000, che comprendeva "Tazio Nuvolari, il mantovano volante" e "Primo Carnera", si arricchisce ora di due nuove opere, dedicate a Cesare Maestri e Fausto Coppi. L'impianto scenico è essenziale e scarno: tre musicisti suonano dal vivo le musiche originali per cortometraggi muti, appositamente ideati. Il carattere di questi corti non è documentaristico, ma artistico: spezzoni storici si mescolano con riprese contemporanee cercando di evocare i campioni più che di narrarne le gesta, così come fa la musica.
La produzione di ogni opera è in maniera diversa legata a Trento, vuoi per i compositori o i registi e nel caso di "Cesare Maestri", approfitta della gentile collaborazione della sede RAI di Trento.

 

Sciare di fuoco (1999)

Uscito per l'etichetta "Ai Confini ed oltre" della BMG-Ricordi, è uno dei primi tentativi di una multinazionale di produrre in Italia musica nuova italiana, voluto dal suo ideatore, Luciano Rebeggiani. L'ispirazione esotica è costituita dalle isole del Mediterraneo, sopratutto dalla Sicilia e da Stromboli. Iddu, lui, è proprio il vulcano, che inquietante governa la vita degli umani. Dalla Sciara scende la lava, il fuoco.
Questi i titoli dei pezzi, che da soli parlano del mio viaggio, più interiore che reale:
Ciaccona dell'Ogliastra, Sciara di Fuoco, Fiumefreddo, La Cuba, Iddu, Al Cassaro, Scirocco, Alcantàra, Variazioni d'acqua II, Settembre, Babbìo di Piscità.
Ho scritto queste musiche per un ottetto, Sonata Islands: oltre a me al flauto c'è Fabio Righetti, oboe e corno inglese, Enrico Gabrielli, clarinetto e clarinetto basso, Cesare Picco, pianoforte, Andrea Pecolo, violino, Ilona Balint, viola, Bianca Fervidi, violoncello e Tito Mangialajo Rantzer, contrabbasso.


In january 1999 the label BMG-Ricordi published my CD "Sciara di Fuoco", with the ensemble "Sonata Islands".
The pieces are inspired by southern islands (Sicily and Sardinia), mostly by the island of Stromboli, where a volcano is still active and people call him
Iddu that means "him". The title of the cd, "Sciara di Fuoco", has to do with the volcano life, and means "the way of the fire", the way of the lava coming from the mountain to the sea.
Anyway my music is written with an emotional rather than a particular ethnic inflexion.
The musicians are myself on the flute, Fabio Righetti on the english horn, Enrico Ganrielli on the clarinet, Andrea Pecolo on the violin, Ilona Balint on the viola, Bianca Fervidi on the cello, Cesare Picco on the piano and Tito Mangialajo on the double bass.

 

Kamera in Rock (1998)

Velut Luna

Con un quintetto classico, flauto, oboe (Fabio Righetti), clarinetto (Mauro Pedron), corno (Stefano Rossi) e fagotto (Leopoldo Armellini) abbiamo ideato un programma totalmente originale, che suoniamo con enorme piacere e soddisfazione. Ci siamo comportati con il repertorio più come fossimo un gruppo rock piuttosto che un ensemble classico. Vale a dire che suoniamo delle "cover" dei gruppi di riferimento e dei pezzi nostri.
La musica alla quale ci ispiriamo è quel rock progressivo dei primi anni Settanta che corrisponde probabilmente all'unico momento in cui il rock è stato totalmente musica d'arte e sperimentale. Trascrivere questi pezzi ha per noi significato capire quanto pensiero musicale, spesso molto complesso, vi fosse compresso.


With the ensemble Kamera Quintet we have tried to transcribe some of the progressive rock masterpieces of the Seventies for a very academic ensemble, such as the wind quintet.
It was the music we heared when we grow up, together with Bach and Mozart. Nowadays we don't fear anymore to mix academic with non-academic music: what remains important is only the quality of the compositions. We think we have found some pieces that deserve the work of transcribing and hearing.

Kamera in Rock

Yes Roundabout (tr. di E. Galante) da Fragile
Genesis Musical Box (tr. by E. Galante) da Nursery Crime
Emilio Galante The warriors
King Crimson 21 Century Schizoid Man-Song of the Gulls
(tr. by M. Pedron e di E. Galante )
Gentle Giant Acquiring the taste- Cogs in cogs (tr. by E. Galante)
Mauro Pedron The Snow Cat lower Suite
Velodrome 30.20 - Rasberries Song
Frank Zappa Peaches in Regalia-Uncle Meat (tr. byE. Galante)
Lloyd Webber Pilate's Dream (tr. by L. Armellini)
Emerson, Lake e Palmer Tarkus (tr. by E. Galante)


Kamera Quintet
Emilio Galante flute
Fabio Righetti oboe e english horn
Mauro Pedron clarinet
Leopoldo Armellini bassoon
Stefano Rossi french horn

 

Doppio Sogno (1996)

In "Linea d'ombra" il flauto dialogava con se stesso e con il live electronics, ora si aggiunge un commensale. Il titolo allude ad una doppietà che in primo luogo corrisponde alla forma del duetto.
Il flauto dell'autore duetta con nove diversi interpreti, la chitarra di Walter Zanetti, il clarinetto di Mauro Pedron, il pianoforte di Michele Fedrigotti, il vibrafono di Andrea Dulbecco, la voce poetica di Alessandra Berardi, la batteria di Carlo Boccadoro, il flauto dolce di Mario Vitale, il sax soprano di Tino Tracanna, l'orchestra d'archi degli Armonici. Con l'elettronica che interagisce in variabile maniera, dall'assenza nei duetti con pianoforte e chitarra, alla presenza insostituibile in quello con il clarinetto.
Ma la doppietà del titolo corrisponde anche all'incapacità dell'autore di scegliere fra scrittura e improvvisazione, fra musica colta e jazz, nella ricerca di un nuovo territorio musicale dove finalmente i vari linguaggi si incontrino, dimentichi della ghettizzazione dei generi.

Questi i titoli:
1) Foggy Frames for guitar, flute and bass flute
2) All tan - Fantasy One for clarinet, flute and live electronics
3) A nord di nord-ovest for piano and flute
4) In winter go south for vibes, flute and live electronics
5) Rhymes with rooms: Stanze per una casa for poetical voice, bass flute and live electronics
6) Electric Giano for drums, flute and live electronics
7) Cap a l'Artic for recorder, flute and live electronics
8) Double dream for sax soprano and bass flute
9) Capodanno a Palermo for strings, flute and live electronics

 

Linea d'ombra (1993)

per flauto e live electronics.

Questa è la presentazione di Roberto Verti:
I mari del sud non c'entrano affatto. C'entra Salgari, piuttosto, e l'affaire dell'esotismo. La suggestione della linea d'ombra conradiana chiama alla memoria, insieme, la dimensione del viaggio e quella,interiore, del percorso dell'apprendistato adolescente verso i segni della maturità compiuto dal personaggio di Conrad.
Un musicista di formazione culta si muove tra gli umori della new age e l'artigianato alto d'accademia, tra la scena scaligera e il minimal, il jazz; gioca coi flauti e coniuga il loro respiro con l'elettronica. Compie un itinerario d'invenzione, e si fa condurre dalla fascinazione esotistica che i territori della musica d'oggi e la lingua del jazz esercitano su una curiosità mobilissima.
Esotico è ciò che proviene da luoghi stranieri, diversità che assume senso nel confronto dei codici altri (i nostri); restituisce a chi ne provi l'emozione, un'immagine più vera della propria identità. Come accade a più di un percorso creativo, questo è un viaggio alle origini, verso l'improvvisazione vissuta come strumento compositivo e verso una
sottile anarchia. C'entra Salgari perché non c'entra la filologia, la 'ricostruzione', perché anche in Nada, che pure trasforma il tanpura della musica classica indiana negli armonici dei sintetizzatori, e che trattiene l'impronta chiara del gamelan giavanese, nulla muove al 'rispetto' dei materiali d'origine né d'altra parte al ricalco di stile. Appunto perché esotista, questa impertinenza è avida e irrispettosa delle maniere e delle attitudini di stile cui si rivolge: le assume, le fa lievitare nella fantasia e le trasfigura, con uno spiccato, edonistico piacere per il suono.

 

Cellophano (1993)

Nello stesso 1993 ho registrato un disco di jazz con un quartetto composto da me, Beppe Grifeo al pianoforte, Mariano Nocito e Tony Rusconi alla batteria.
Molti pezzi sono di Grifeo, siciliano, ispirato alle atmosfere della sua terra. Jazz mediterraneo è il genere (piuttosto vago come tutti i generi) in cui si potrebbe iscrivere la nostra musica.

Cadence wrote about this work, on july 1994:
"That's plenty of space on this music... In some ways Cellophano reminds me of the Jan Garbarek-Art Lande recording, Red Lanta. The emphasis (on both recordings) is on the melody and the mood, not technical proficiency. The songs are meant to create images, perhaps to meditate. It's not a very 'jazzy' disc but neither is 'poppy' or 'New Age-ish'. It is really just fine music." (Richard B. Kamins)
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